Il complesso statalista

Senza troppo clamore, ieri, il governo olandese ha nazionalizzato il gruppo bancario e assicurativo Sns Reaal, in difficoltà per la sua esposizione sul mercato immobiliare (anche spagnolo) a un costo di 3,7 miliardi di euro, secondo quanto annunciato dal ministro delle Finanze, Jeroen Dijsselbloem. Se si considera pure la nazionalizzazione di Abn Amro, del 2009, Amsterdam ora possiede direttamente due delle prime quattro banche del paese. Non male, per uno stato considerato da secoli come la culla del capitalismo.
5 AGO 20
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Senza troppo clamore, ieri, il governo olandese ha nazionalizzato il gruppo bancario e assicurativo Sns Reaal, in difficoltà per la sua esposizione sul mercato immobiliare (anche spagnolo) a un costo di 3,7 miliardi di euro, secondo quanto annunciato dal ministro delle Finanze, Jeroen Dijsselbloem. Se si considera pure la nazionalizzazione di Abn Amro, del 2009, Amsterdam ora possiede direttamente due delle prime quattro banche del paese. Non male, per uno stato considerato da secoli come la culla del capitalismo. D’altronde gli interventi statali massicci nelle banche, in Europa, sono cominciati già nel febbraio 2008, quando Londra decise di nazionalizzare Northern Rock. Era dagli anni 70 che nel Regno Unito non avveniva, poi invece è toccato anche alla Bradford & Bingley e poi ad altri istituti minori. Perfino la rigorosissima Germania, dopo aver sussidiato abbondantemente le sue Landesbanken locali, nell’estate 2009 ha garantito quasi 200 miliardi di euro per non far affondare Hypo Real Estate.
A fronte di tutto ciò, in Italia si considera a mo’ di marziano chiunque ipotizzi la nazionalizzazione temporanea del Monte dei Paschi di Siena. Lo stato, dicono i fautori della mano pubblica, intervenga in maniera massiccia a garanzia di Mps, pulendo e rafforzando il patrimonio, per poi vendere a investitori privati nel giro di due-tre anni. L’alternativa è far indebitare ancora Mps con i Monti bond, spingendo Rocca Salimbeni a pagare pesanti interessi allo stato e penalizzando chi avrebbe bisogno di credito. E’ un ragionamento davvero così folle? Eppure non è così paradossale che nel paese della liberista Margaret Thatcher si proceda a nazionalizzazioni lampo, mentre nel paese del consociativismo e della spesa pubblica da record l’ipotesi fatichi a essere presa in considerazione. Il ricordo degli interventi statali che furono è ancora troppo fresco: l’Iri nel 1934 stipulò le convenzioni con Comit, Credit e Banco di Roma per assumere le partecipazioni delle banche e quelle industriali da loro detenute. Secondo le direttive di Benito Mussolini, l’intervento sarebbe dovuto essere temporaneo. Le privatizzazioni invece iniziarono solo negli anni 90. Idem per la Cassa del mezzogiorno, istituita nel 1950 per finanziare lo sviluppo al sud. Donato Menichella la immaginava come agenzia temporanea, invece durò fino al 1992. I risultati non furono entusiasmanti, lo “stato gestore” diventò presto “stato padrone”, e oggi facciamo ancora i conti con i pregiudizi che da tutto ciò derivano.